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per chi c’era chi non c’era chi mi ha chiesto come è stato e chi se ne frega (la netta maggioranza credo) questo è un simpatico reportino del magnolia parade o meglio della serata a cui sono andato (quella di venerdì, sarei anche andato giovedì ma per quanto rispetti sub focus e consideri last jungle uno dei pezzi drum’n’bass preferiti non sarei riuscito a passare vicino ai crystal castles senza assaltare con un machete in puro stile rambo la massa di fighettindie occhialoni e pantaloni fascianti che popolava l’esibizione di questa dubbia modella anoressica e del suo amico giocatore di gameboy)Arrivando in ritardo mi sono perso i fratelli Calafuria ma non credo sia stata un enorme perdita (se lo è stata fatemi sapere)quindi dopo essere passato al bar (la birra media costa 4 ma l’acqua è gratis, alla facciazza di Ronchi) mi sono recato al palco centrale a sentire il Teatro degli Orrori.Alla 4 o 5 volta che li vedo non ho ancora capito quanto sia recitazione e quanto sia vera fattanza.In quest’occasione particolare Capovilla era particolarmente provato tanto che sembrava sul punto di collassare sull’asta del microfono quattro o cinque volte, diciamo che la storia della recitazione è ottima per farci passare sotto qualsiasi alterazione psicotropica di cui paiono esperti(non quanto di noise ovviamente).Nonostante le defaillance vere o studiate è stato ancora una volta trascinante, con una carica musicale pazzesca e un carisma incredibile (solo a dire silenzioso la platea zittisce e neanche il classico pirla che dice “ehi senti che pace” osa).l’unico vero problema consiste nella durata, visto il concerto da 40 minuti posto quasi all’inizio, probabilmente dopo che hanno fatto storie per il volume (obiettivamente basso) durante il Miami lo staff voleva togliersi qualche soddisfazione.Dopo di loro la scelta si poneva tra i coretti powerpop indieggianti divertenti e rassicuranti dei Record’s oppure le stranezze dei Chrome Hoof.Essendo naturalmente curioso la scelta è stata ovviamente la seconda.Qua bisogna introdurre una spiegazione per chi non li conosce o per chi ha solo letto la tremenda recensione di Wad(da sempre il peggior critico musicale italiano) su Rollingstone di Agosto (ma non ci sono tanti caminetti da accendere in questa stagione).Beh loro sono il futuro, o meglio un possibile futuro.Immaginate una mezza dozzina di beduini fluo/monaci spaziali chiusi in un negozio di strumenti con una cantante-ballerina dall’ottima presenza (sia fisica che scenica).Tutti i generi (dall’elettronica a deviazioni psichedeliche da assoli di jazz a pezzi similsoul da potenti riff hardrock a melodie di violino) e parecchi strumenti fusi insieme in un unico calderone che farebbe ballare pure le persone in coma.In una sola parola, è nato il Post-Tutto, approfittatene ora e fate credere anche voi agli amici di aver fatto un viaggio nella Londra del 2060.in seguito alla rivelazione della serata si è esibita la sola della serata,i Bonaparte. Un gruppo di balordi che tenta di essere postpunk situazionista ma finisce per sembrare peggio dei Klaxons in acido (e non è per niente un complimento).Elettrorock di media qualità sovraccaricato da un esibizione baroccamente trash che riempiendo il palco di direttori d’orchestra leopardati con la faccia da cavallo, scenette BDSM o semplicemente incomprensibili ricordano un certo teatro d’avanguardia inutile e pretenzioso (come loro del resto).valga da epitaffio il commento di un mio amico attore che interpellato a riguardo ha notato secco “non so se è musica, ma sicuramente non è teatro”.meglio andare sul palco laterale a bere birra e giocare a calcetto accompagnati come colonna sonora dai Mojomatics, simpatico duo indie che anche senza essere particolarmente innovativo fa tranquillamente e giustamente il proprio concerto.Bravi artigiani dell’indierock che non mi sono serviti nonostante tutto a vincere a calcetto ma hanno comunque fatto una buona impressione e fatto passare gradevolmente del tempo.Stessa cosa non si può dire dei tremendi noiosissimi ma affollatissimi(oltre che uguali in tutti i palchi) set electro-fidget che sono scesi come una dittatura beeppante sul parco.Evidentemente sono io che non mi sono abituato o che sono troppo snob ma mi sentivo come gli alien di mars attacks, quindi fermo e convinto che “io sui similcrookers ci piscio” (infatti il bagno era anche vicino alla console) mi sono avviato verso il palco centrale dove Kapranos dei Franz Ferdinand mostrava che se uno è bravo a fare il frontman di un gruppo indierock allegro (quelli con i ritornelli stupidi ma divertenti perfetti da cantare in macchina in una domenica di sole portandola all’autolavaggio) non dovrebbe fare altro, soprattutto non dovrebbe fare il dj mostrando la sua scarsa abilità nel mixaggio e nella selezione.Così mentre risuona “London Calling” dei Clash, messa per cercare di risollevare un pò le sorti del set, io mi avvio verso l’uscita to the faraway towns…

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